Sono andato a conoscere i miei Maestri Invisibili

March 27, 2018

Apro gli occhi e davanti a me vedo un ponte che sale fin sopra le nuvole. Le pietre che lo compongono sono rosse. Un rosse acceso. Fa quasi male agli occhi guardarlo. Comincio a camminare. Il rosso che a tratti mi scotta a poco a poco diventa arancione. Gli occhi mi fanno meno male. Ora ci vedo meglio. Il mio passo è più deciso. Il ponte diventa giallo sotto i miei piedi. Poi verde. Azzurro e adesso indaco. L'indaco è il colore più scuro prima del nero. E' il blu della notte. Di quella notte senza stelle e luna. Prima di questo momento non sapevo dell'esistenza di questo colore. C'è molto buio; poi ad un tratto una luce. Sono sopra alle nuvole, in un cubo di vetro. Il pavimento è violetto e tutta la luce del mondo sembra attirate al centro di questo cubo. Su di me.  Sulla parte sinistra c'è una porta. Non si vede ma io so che c'è. La apro. Buio. Da quanto è  che cammino?

  

Mentre il mondo intero si scrollava di dosso le fatiche del venerdì sera, sono partito per la volta di Como per incontrare i miei Maestri Invisibili. 

Ho sempre pensato di essere una persona mentalmente molto aperta, ansiosa di entrare in contatto ogni giorno con nuovi stimoli e racconti ma quello che ho trovato durante il corso di due giorni, è un individuo che non conoscevo, rigido e intrappolato in una razionalità ostentata e poco permissiva. 

 

Vi dico subito che il principale motivo per cui mi sono iscritto al corso, non è altro che  Alessio Sardella, Maestro autorizzato a insegnare le tecniche ideate da Igor Sibaldi per incontrare i propri maestri invisibili. Alessio è un mio caro amico, ci conosciamo dai tempi del liceo e non perdiamo occasione di berci qualche birretta insieme quando gli impegni ce lo permettono. Un mesetto fa una sua email mi racconta che è diventato maestro autorizzato di questa tecnica e che mi invita al suo primo corso.

 

Alessio è un uomo di scienza. Un biologo. E nella vita fa il programmatore. Non credo esistano al mondo figure professionali più razionali di queste due. Non sono un fanatico esaltato di meditazione ma nemmeno un rigido sostenitore della teoria "se non vedo non credo". Ero incuriosito, la presenza di Alessio al comando mi tranquillizzava. Mi sono iscritto. 

 

Non ho letto nulla prima di presentarmi al corso, sapevo solo che avrei incontrato degli spiriti e che avrei ricevuto delle risposte. La teoria alla base di tutto è che il nostro cervello è diviso in due parti. Una razionale, attiva durante le ore di veglia, e una dedicata all'immaginazione. Quest'ultima si accende mentre sogniamo. L'obbiettivo è equilibrare questi due distinti emisferi del cervello per poter esplorare a nostro piacimento quello dell'immaginazione e trarne consiglio ed esperienza per la parte razionale.  

Io non voglio nemmeno provare a spiegare i motivi alla base di questa tecnica, non è il mio obbiettivo e non ne ho nemmeno le abilità. Per questo ci sono i corsi di Alessio, i libri di Igor Sibaldi e internet.  Quello che voglio fare invece è raccontare la mia esperienza. Anzi. Il mio viaggio. Perché di una cosa sono certo, in quei luoghi inimmaginabili ci sono stato per davvero.  

 

SABATO

Durante la prime ore di corso, le possibilità che vengono messe sul tavolo rasentano l'infinito. Infinito che poi viene abbattuto quando scopri che di infiniti ce ne sono infiniti.

Si parla di conoscenza, di cure, di viaggi nel tempo e di incontri con personaggi morti da secoli. Il livello di aspettativa al termine della parte "teorica" è altissimo.

Quel giorno ho mangiato velocissimo perché non vedevo l'ora di cominciare. Se anche solo un centesimo di quello che si era detto la mattina sarebbe stato vero, avrei seriamente rivalutato ogni cosa, ogni mio pregiudizio, ogni mia convinzione.

Tornati dalla pausa pranzo, comincia la pratica.

 

La prima volta che l'insegnate ci ha chiesto di chiudere gli occhi, ho pensato: "ma cosa cavolo sto facendo?". Mi sono sentito stupido. Mi sono detto: "cosa pensi di risolvere così?".

 

Poi avrei capito che non era altro che la mia razionalità che impettita stava rivendicando la sua supremazia. 

 

Una volta partiti la sensazione è quella che sì, stai vedendo delle cose strane ma che sì, te la stai raccontando. In una parola: suggestione

In effetti il limite tra reale e immaginario è molto sottile. E' esattamente come i sogni più lucidi che ci capita di affrontare. Sembra tutto dannatamente reale, famigliare, conosciuto, ma poi la tua ragazza mora nel sogno è bionda. Il pavimento di cotto di casa tua, nel sogno è di parquet. Dettagli. Piccoli dettagli che ti suggeriscono che quello che stai vivendo non è del tutto reale.

I primi viaggi sono stati un totale fallimento, per quanto mi riguarda. Tutta colpa, credo, delle enormi aspettative che nella mattinata mi ero costruito. E quindi razionalizzato.

 

La tecnica creata da Igor Sibaldi è geniale. Si pone infatti come obbiettivo quello di dare una risposta a tutte le ovvie domande contro le quali un neofita di qualsivoglia tecnica meditativa si scontra. Come faccio a sapere che quello che vedo è reale? Una volta appurato questo, come faccio a sapere che quello che mi dicono i maestri non me lo sono inventato io? Esiste un sistema di conferme, concreto, tangibile, che possiamo sfruttare in ogni momento per avere conferma di quello che vediamo\sentiamo.  E all'obiezione principe "ma io non ci credo" lui risponde: non è importante. Non lo è perché stiamo parlando della tua mente, sei tu a interpretare quello che vedi come preferisci. Tu e solo tu.

Dopo l'ennesimo tentativo fallimentare, le mie aspettative sono ovviamente crollate. Ero stanco e volevo tornarmene a casa. Magari a guardare un paio di puntate di una serie tv, sul divano, con la mia ragazza. L'idea di tornare il giorno dopo cominciava a pesarmi. Mentre questi pensieri iniziavano corrompere la mia mente, Alessio ci invitava nuovamente a chiudere gli occhi. Affaticato e svogliato, ho spento al luce e qualcosa è successo. Due figure strane erano li davanti a me e mi parlavano. Rispondevano alle mie domande. Non so se fossi io a rispondermi da solo o se effettivamente qualcosa (qualcuno?) stesse parlando con me.

 

Quello è stato il momento in cui mi sono lasciato andare. Il momento in cui ho continuato a sentirmi stupido, ma questa volta perché dentro di me cominciava a fiorire la sensazione che per 30 anni mi fossi perso qualcosa di importante. E che inconsciamente ho sempre cercato. 

 

DOMENICA

La mattina seguente ero distrutto. Mentalmente distrutto. La sensazione era paragonabile a quella pesantezza mentale che si ha l'attimo dopo aver dato l'esame per cui sono mesi che studi e ti privi delle canoniche otto ore di sonno. Anche i mie compagni di avventura sembravano accusare la stessa stanchezza. Tutto quello che si era fatto il giorno prima mi aveva in qualche modo stancato. Come una corsa che ti imponi dopo mesi di divano e mangiate.  

 

La seconda giornata si è snocciolata tra varie sedute di meditazione in cui si andava a solidificare la tecnica e il rapporto con quella parte dormiente del nostro cervello. A fine corso mi sono ritrovato tra le mani un quaderno in cui, oltre ad avere appuntato i vari passaggi teorici della tecnica di Igor Sibaldi, ho scritto (involontariamente?) delle risposte a delle domande che mi sono posto durante i mie viaggi dall'altraparte. Rileggere queste risposte è stato a tratti sconvolgente.

 

Non mi ricordavo di aver posto determinate domande e soprattutto non mi ricordavo di aver scritto determinate cose. Cose così personali e intime che di certo non potevano essere frutto di un dettato o di una spiegazione esterna. Ma il punto vero è: quando le ho scritte? Come è possibile che non mi ricordi nulla di tutto questo?

 

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Scrivendo questo articolo mi accorgo di non avere risposte. Non mi è chiaro cosa sia successo, non mi è chiaro se sia realmente successo e mi sento totalmente impotente di fronte a determinati ricordi che ho di quella esperienza. Il giorno dopo, tornato alla mia routine quotidiana, sono corso a comprare il libro di Igor Sibaldi. I miei pensieri puntano incessantemente a quello che ho  visto e sentito  in quei due giorni e non vedo l'ora di provare a tornar là, questa volta nella quiete della mia stanza, magari con un po' di musica ad accompagnarmi.

 

Ora come ora non posso di certo proferire sentenza sulla veridicità di quello a cui ho assistito e vissuto. Esistono innumerevoli testi che fanno riferimento più o meno direttamente all'esistenza di spiriti guida che possono aiutarci nel mezzo del cammin di nostra vita. Primo su tutti la Divina Commedia, in cui il riferimento ai maestri si palesa in Virgilio e Beatrice e i primi versi non sono altro che la descrizione del percorso da intraprendere per raggiungere l'atra parte. La Bibbia in molti dei suoi versi ci racconta di come sia necessario trapassare i muri della razionalità per raggiungere la conoscenza (che il quel caso è Dio) con la consapevolezza di non sapere e quindi non poter giudicare. 

Il concetto di apertura mentale deriva troppo spesso da una concezione razionale di quello che ci sta attorno. Quindi accettiamo tutto, ma lo accettiamo se lo possiamo definire vero. In questa frase nulla da spazio ad altre possibilità se non a quelle totalmente tangibili attraverso i cinque sensi base della percezione: vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Il concetto di apertura mentale deve per definizione trascendere i limiti della nostra conoscenza smettendo di muoversi unicamente all'interno dei confini di quello che consideriamo il nostro mondo. E questo concetto andrebbe applicato non solo quando ci si spinge in campi metaficisi. Apertura mentale è soprattutto considerare ogni individuo che ci circonda un mondo a se stante, con le sue regole e i suoi principi che insieme creano un equilibrio senza il quale quell'individuo smetterebbe di essere per quello che è. Ogni tentativo di intersecare il proprio mondo con quello di qualcun altro, imponendo i propri equilibri, non può che portare alla distruzione di quel mondo.   

 

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