Me ne sono andato da un concerto degli A Perfect Circle e ne vado fiero

July 7, 2018

Ogni anno intorno al mese di febbraio il mio portafoglio subisce gravi perdite. E non è colpa di San Valentino. In quel periodo infatti escono le prevendite della maggior parte dei concerti estivi e se esiste un motivo valido per essere felici di vivere a Milano, è proprio perché la maggior parte di quei concerti sono qui. E poi ce ne sono altri che non sono qui, ma che aspetti da anni e quindi te ne fotti e strisci la carta senza pensarci due volte.

 

Esattamente una settimana dopo l'epifania musicale del concerto dei Qotsa, insieme allo stesso compagno di merende (ciao Berto!), parto alla volta di Verona per avere (finalmente) una prova tangibile che Maynard James Keenan sia effettivamente un essere vivente in carne ed ossa e non un sogno bagnato di una adolescente che ha appena scoperto i tempi dispari.  

Gli A Perfect Circle sono uno dei tanti (malati) progetti musicali di questo compostissimo signore che da ormai 30 anni suona il rock'n'roll  (e da 12 sta scrivendo il nuovo album dei Tool). Il motivo per cui la maggior parte delle persone ascoltano gli A Perfect Circle, è LUI. E il fatto che LUI sia il frontman dei Tool. Oltre al fatto che sia, a modo suo, un genio. Il mio compagno di merende, primo promotore di questa spedizione veneta, conosce un pezzo e mezzo degli A Perfect Circle; io mi difendo con un album quasi nella sua interezza. Comunque non abbastanza per giustificare la nostra serata fuori porta. Ma conosciamo TUTTO dei Tool. Basta e avanza. 

 

Questo era un po' il riassunto di quello che si siamo detti durante il viaggio in macchina oltre ad una avvincente storia riguardante il Pizza Gate. Ma quello è un altro discorso. Arrivati a destinazione, abbiamo capito subito che qualcosa non stava funzionando nel modo corretto. I canonici orsi ubriachi i cui volti sono nascosti dietro chilometri di lunghissimi e untissimi ricci neri che solitamente affollano le vie intorno all'ingresso del concerto, sono stati rimpiazzati da allegre famigliole, un luna park e bancarelle di nonna pina. Le cose peggiorano quando all'ingresso un finto pulotto addetto alla sicurezza con la maglietta con scritto "Polizia" chiaramente comprata alle bancarelle di cui sopra, ci rivolge la seguente domanda:

 

"Avete della droga?"

 

Ovviamente gli sono scoppiato a ridere in faccia e gli ho risposto:

 

"No grazie"

 

Della Droga?!?!? Ma davvero? Droga? La droga. E' stato come quando mio padre, quando ero adolescente, prima che uscissi per andare a festeggiare un capodanno mi disse:

 

"Mi raccomando. Bevi al massimo un bicchiere di vino"

 

E il minimo cosa sarebbe dovuto essere? 3ml di Bacardi breezer?!?

Ore 21.10 - Con questi pensieri che affollavano le nostre menti entriamo nella (bellissima) cornice del castello Scaligero di Villafranca di Verona.  Sosta al bagno. Tutti in compostissima fila. Nessuno a dorso nudo. Ci sono ragazze. Qualcosa non torna. Facciamo finta di niente, espletiamo le nostre primarie funzioni fisiologiche derivanti dalla birra e raggiungiamo il palco. Mentre faccio strada per inserirmi nella folla e raggiungere una posizione degna (posizione che comunque ci siamo guadagnati di diritto in oltre 15 anni di concerti, sudore e ferite), un omuncolo davanti a me alto circa come un bidone di quelli incendiati dagli homeless nei film americani, ma largo come una Cadillac, capello rosso, occhialetto, capendo le mie intenzioni, allarga le spallone e mi fa intuire che da li non si passa. Ce ne saremmo dovuti andare in quel momento, quando la mia coscienza mi ha suggerito che tutto era sbagliato, tutto… ma la "fotta" da concerto fa capolino. Ci dimentichiamo di tutti i malevoli presagi che fino a quel momento ci hanno messo in guardia e attendiamo l'ingresso degli A Perfect Circle.

Ore 21.30 e qualche minuto - Entrano. Il volume  è così basso che quasi non me ne accorgo. Le persone sono così dannatamente fredde che improvvisamente mi scappa di nuovo da pisciare. Nessuno si muove. Nessuno canta. Ma qualcuno sul palco sta cantando? Non ne sono sicuro. Il mio compare, saggio frequentatore di raduni di bestie il cui unico scopo è uccidere comunemente detti concerti, mi invita ad avventurarci più avanti "dove magari la situazione migliora". Facciamo un metro e un nuovo gruppo di fan di Tiziano Ferro che  credo si siano smarriti, ci blocca la strada e con sguardo minaccioso ci fa capire che di li non i si passa. Il fatto misterioso che a qualunque altro concerto sia mai stato avrei tranquillamente e violentemente spinto chiunque mi si fosse palesato davanti e avrei proseguito, senza paura anzi..con fierezza. Anche di fronte a personaggi brutti ed enormi. Qui invece ho sentito quasi un brivido. Di quelli brutti. Mi sono sentito a disagio.

 Ci fermiamo (o rassegniamo). Passano quattro o cinque pezzi duranti i quali l'unica vera emozione ce la regala un tizio che in un momento di silenzio (più silenzioso di quanto gia il concerto non fosse) urla una imprecazione di quelle fatte bene, di quelle che arrivano dritte dal cuore. Gli unici che ridono siamo io e Berto. E' una risata nervosa. Di chi capisce cosa ci sia dietro a quella imprecazione. 

 

Amico. Se stai leggendo. Siamo con te. 

 

Poi finalmente arriva il pezzo che TUTTI (tranne Berto) conoscono. Ma anche sul pezzo che TUTTI (tranne Berto) conoscono, nessuno è sembrato emozionarsi e io (che un po' mi sono emozionato) mi sono quasi vergognato. 

 

Ci siamo allontanati. E' stato difficile anche tornare indietro. Le persona comunque non si spostavano. Il mondo che comincia a girare al contrario. Abbiamo mangiato un panino e bevuto una birra e abbiamo capito che non ci meritavano. E la colpa era soltanto loro. Hanno impostato uno show da teatro. Con volumi da teatro. E ritmi da teatro. Se fossimo stati seduti in una sala, comodi, sarebbe stato pazzesco. Sarebbe stato un viaggio mistico da godersi dall'inizio alla fine. Se sei in un fottuto castello in mezzo a un prato, uno show così inquadrato e lento è una tortura. Una assurdità. E se ne è accorto anche Maynard che ha sfruttato l'unico momento di dialogo col pubblico per dichiarare:

 

"This is a fucking castle"

 

E una scelta di questo tipo non fa altro che convincere i 10.000 presenti che andare ad un concerto rock'n'roll sia quella roba li. E la prossima volta ce li ritroveremo. A bloccarci la strada. A farci sentire sbagliati. A lamentarsi del nostro sudore, della nostra passione, del nostro credo. Un po' come i fan dei Foo Fighters. 

 

Abbiamo capito che la cosa più rock'roll in quella serata sarebbe stato andarsene. 

 

E allora, dito medio al cielo (per Lemmy), ce ne siamo andati. 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Post in evidenza

Non vedevo l'ora che finisse: la recensione di Hereditary

August 7, 2018

1/10
Please reload

Post recenti

March 23, 2018

March 23, 2018

Please reload

Archivio